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La manovra di razionalizzazione della spesa pubblica (legge
133/2008) sta producendo i suoi effetti, che si traducono principalmente,
in un settore labour intensive come quello della scuola, in riduzione del
personale. L’operazione è stata giustificata dal Governo, in termini
macroeconomici, alla luce della crisi finanziaria internazionale e della
particolare condizione del debito pubblico italiano, il terzo più elevato
al mondo.
Ma il (parziale) riequilibrio dei conti pubblici significa
per la scuola italiana una secca riduzione di risorse finanziarie e umane,
e quindi un problema in più per chi si preoccupa della qualità del
servizio e dei suoi risultati in termini di livelli
di apprendimento degli
studenti.
Si fermerà qui l’azione della maggioranza? Sembra che a breve
si possa aprire la “fase due”. Nel mirino carriera, reclutamento e nuova
governance. E non mancano le sorprese nei contenuti della proposta di
cambiamento, che potrebbero riaccendere le polemiche su nuovi fronti.
In un’intervista pubblicata sul numero in edicola di
Tuttoscuola, il presidente della Commissione Cultura della Camera,
Valentina Aprea, apre un nuovo fronte sulla definizione delle regole per
la carriera dei docenti: “Occorre prevedere - spiega l’onorevole del Pdl -
più modalità di riconoscimento professionale, non escludendo la
possibilità che anche le scuole possano valutare miglioramenti
retributivi. In sostanza, l’esperienza personale di dirigente scolastico e
la conoscenza dei migliori sistemi educativi mi porta a dire che i
dirigenti possono diventare un soggetto valutativo, ma non in via
esclusiva”.
“La premialità dei docenti potrebbe essere competenza anche
di altri soggetti. Penso - continua l’esponente del Popolo della Libertà -
agli ispettori, magari in collegamento con l’Invalsi, come avviene con l’Ofsted
in Inghilterra, ma anche alle famiglie, agli studenti e agli organismi
tecnici delle scuole, chiamati a valutare l’efficacia dell’azione
educativa come nelle migliori tradizioni”.
Di fatto genitori e studenti daranno il voto agli insegnanti?
“Penso - risponde la Aprea nell’intervista - che solo attraverso più
indicatori si potrà monitorare e incoraggiare una sempre maggiore qualità
e professionalità della docenza italiana, e che dunque anche le famiglie e
gli studenti potranno essere coinvolti nella valutazione. Questi ultimi,
d’altra parte, già valutano i docenti in alcune università”.
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