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Dopo i
tagli, via al “contributo volontario” fino a 200 euro l'anno
Genitori in rivolta
ROMA - Angelo abita a Torre Annunziata, è disoccupato, soldi
in tasca ne capitano pochi. Quest’anno la sua scuola, il secondo circolo
didattico Giancarlo Siani, gli ha rifiutato l’iscrizione dei tre figli
mandandogli i bollettini di quello che, in genere, viene definito
«contributo scolastico», una cifra che gli istituti chiedono a titolo
volontario alle famiglie per aiutarli a far quadrare i conti, ma che
invece da un po’ di tempo si sta trasformando in un obbligo a cui non
tutti vogliono sottostare. Angelo non aveva pagato lo scorso anno.
E così l’istituto voleva fargli capire qual era il suo
dovere. E’ bastato minacciare una denuncia per far iscrivere i bambini. Da
quando il ministero ha chiuso i cordoni della borsa, sono sempre di più le
scuole a chiedere aiuto alle famiglie. «Siamo di fronte a un vero e
proprio abuso», denuncia Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net,
portale fra i più seguiti sui temi della scuola. E, quindi, ha deciso di
fare un’inchiesta. In pochi mesi si sono fatte avanti almeno una
sessantina di persone, sparse in tutt’Italia, a raccontare vicende tutte
più o meno simili.
Una di loro ha davvero fatto partire la querela contro il
dirigente scolastico della sua scuola, il liceo scientifico Cassini di
Genova. Lo accusa di concussione e omissione di atti d’ufficio, dopo che
per il secondo anno di seguito non ha avuto la pagella della figlia che
ora ha 16 anni. «Voglio combattere una battaglia in nome di tutti i
genitori d’Italia», spiega. Massimo Angelini, il dirigente, si è detto
tranquillo: «Ho soltanto fatto il mio dovere. Lo rifarei».
I casi di scuole un po’ prepotenti sono davvero tanti anche
se da un punto di vista legale non sembrano esserci dubbi. C’è l’articolo
34 della Costituzione a sancire che l’istruzione è obbligatoria e gratuita
per otto anni. Esiste una circolare del ministero dell’Istruzione a
ricordare che le iscrizioni ad anni diversi dal primo sono automatiche. E
c’è anche l’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna, che di
fronte al caos generale, cinque anni fa decise di intervenire con un
documento per spiegare che il contributo è volontario. Ma le casse sono
vuote. Mentre il ministero preferisce non esporsi, alcune scuole ne
approfittano. «Da anni va avanti questo abuso. Tutti sanno, qualcuno
denuncia, eppure il Ministero non è mai intervenuto», racconta Daniele
Grassucci.
E quindi si viene a sapere che al tecnico per geometri
«Giorgio Ambrosoli» di Roma da un anno all’altro il contributo volontario
è passato da 120 a 200 euro l’anno, un aumento secco del 60%. Tanti hanno
pagato, una mamma si è rifiutata. Il figlio non ha avuto il pagellino del
primo trimestre. E al secondo trimestre ha avuto la pagella solo dopo
essere andata in segreteria a chiedere una dichiarazione scritta della
scuola su quello che stava accadendo. All’istituto professionale «Pietro
Verri» di Busto Arsizio, invece, il coraggio di mettere nero su bianco le
loro condizioni l’hanno avuto. In una lettera indirizzata alle famiglie il
16 febbraio scorso hanno inserito fra le tasse scolastiche anche il
contributo volontario e specificando che senza il pagamento «non sarà più
rilasciata alcun tipo di documentazione (certificato d’iscrizione e
frequenza, di voti, diploma, etc.)».
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